Dal libro “OPUS” di Pietro Trabucchi

Motivazione, una parola che nello sport sentiamo e pronunciamo moltissime volte.

La motivazione dell’uomo è unica; sconfinata e sviluppabile. Tutti noi possediamo le stesse risorse (non pensate subito ai soldi perchè non sono loro a fare la differenza), ma sta a noi sviluppare ciò che ci appassiona. A differenza degli animali l’uomo è l’unico ad avere la capacità di impegnarsi in un’attività senza gratificazioni nel breve periodo.

Tutto ciò viene confermato dai sacrifici per ottenere una laurea, avviare un’attività, ottenere una promozione o impegnarsi in una programmazione sportiva pluriennale. Inquadriamo meglio però alcuni aspetti, un conto è essere appassionati, un altro è impegnarsi concretamente per raggiungere l’obbiettivo perché “puoi essere ciò che vuoi se ne accetti il prezzo per diventarlo” cit. Nasciamo con una passione che genera una forma di energia dentro di noi, l’automotivazione. Se ci pensiamo bene, da bambini o ragazzi, praticamente tutti avevamo uno o più interessi, ma allora perché solo poche persone continuano (artisti, sportivi, inventori) e invece noi smettiamo di migliorare, allenarci e affinare le nostre capacità?

  1. Persone che non volendo far fatica, si adagiano con la scusa che la motivazione sia una caratteristica innata, se non ce l’hai non è colpa tua. Siamo meno allenati alle sfide e più demotivabili. Troppo abituati a soluzioni immediate che arrivano dall’esterno.
  1. Questa società non permette momenti di attenzione prolungati, tende a far sentire le persone incapaci per vendergli soluzioni veloci (come detto prima), spesso anti meritocratica e con una forte svalutazione dell’impegno personale.

E’ stato scientificamente dimostrato che l’essere umano è naturalmente curioso, un esploratore bisognoso di stimoli e traguardi da raggiungere e che l’uso, molto sponsorizzato, di incentivi esterni funziona solo nel breve periodo (anche quelli economici!!) e per compiti poco rischiosi e faticosi.

Se pensiamo agli ultimi mesi possiamo convenire che la “sopravvivenza” sarà di coloro che saranno più allenati a cambiare, ripartire e quindi più motivati. Chi è spinto da automotivazione è molto più resiliente e capace di mantanere alta la motivazione anche nelle difficoltà.

Le nostre azioni devono essere intenzionali, l’impegno anche se faticoso deve essere sempre alto in modo che un’attività, anche se noiosa, non ci dia alibi per mollare, anzi una volta teminata ci fornirà ancor più motivazione.

Gli allenamenti noiosi e difficili (brutto tempo, da soli, sentieri in cattive condizioni) creano resilienza e questo rinforza la passione. L’ allenatore deve, ovviamente, cercare allenamenti vari e “divertenti”, ma nel contempo stimolare l’ atleta in esercizi necessari anche se poco attraenti, altrimenti nulla risulterebbe mai sfidante e l’allenamento alla resilienza inesistente.

Ricordete che il destino dell’uomo è quello di un perpetuo “allenamento”.

E tu come alleni la tua resilienza?

Qual’è la tua motivazione?

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Buon allenamento a tutti!